E’ oltre un anno che ci occupiamo dei CAS della provincia di Palermo. Abbiamo avuto modo di seguire la situazione di cinque degli otto CAS attivi nella provincia: Palermo (che ospita solo donne), Romitello, Piano Torre, Piano degli Albanesi e Corleone; fra i nostri soci ci sono anche persone che sono state ospitate nel passato dagli altri centri, a Geraci, San Giuseppe Jato e Giardinello. Dopo mesi di mediazione, organizzazione e lotta, abbiamo compreso che ci sono gravi carenze nel sistema di accoglienza prefettizio, nella misura in cui sta creando problemi anche al di là dei centri stessi. Per esempio, chi si allontana volontariamente dai centri a causa di queste carenze poi si trova in centri informali come la Missione gestita da Biagio Conte, un posto caotico e sovraffollato. Oppure per i neo-maggiorenni ancora ospitati nei centri per minorenni a Palermo, le cui proteste capita vengano represse con la minaccia di essere portati a Piano Torre o Romitello da un momento all’altro. Rappresentano, potremmo dire, lo spauracchio dell’accoglienza.

Quindi ci seguiamo con interesse il fatto che venerdì scorso la Prefettura di Palermo abbia pubblicato il nuovo bando per la gestione di loro servizi di accoglienza in città e nella provincia per un anno, dal primo luglio 2017 in poi. In più, abbiamo partecipato a una riunione informale alla prefettura nel stesso giorno, come rappresentanti della rete “Abbatiamo i muri”, assieme ad un rappresentante del comitato antirazzista dei COBAS.

Ma quanti posti?

Il bando è per l’ospitalità di 1.500 richiedenti d’asilo, per una spesa pro die di €35 ciascuno, che risolta poco più di 19 mln di euro. Di questi solo €52.000 arrivano direttamente agli ospiti in forma di contanti; tutto il resto serve ai servizi, personale ed alloggio. Già qui troviamo una discrepanza fra il bando e le parole della Prefettura, visto che nell’incontro ci hanno parlato di oltre 2.000 persone previste in accoglienza, un numero che combacia con l’accordo dell’Anci per un eguale distribuzione degli stranieri in accoglienza nel territorio italiano. Ci sembra probabile che gli ospiti in più che la Prefettura prevede siano dovuti a, prevedibili, deroghe rispetto ai numeri previsti. Ma se già si prevede di ampliare i posti rispetto alle previsioni, generando problemi di gestione e di spazi, perché allora non aumentare i numeri direttamente nel bando?

Nuovi maggiorenni
Nel frattempo, purtroppo, ci sono ancora dei neo-maggiorenni che continuano di essere trasferiti a Romitello. Ci scrive un ragazzo trasferito lì in questi giorni: “Ma anche il posto che ferma l’autobus è molto lontano da nostro centro, dobbiamo salire montagna a piedi quasi un ora. È difficile.” Quindi accogliamo l’idea della prefettura di iniziare un protocollo che garantirebbe una maggiore stabilità per i MSNA che compiono 18 anni; per i soggetti inseriti in percorsi di istruzione e formazione dovrebbe essere garantita una maggiore stabilità che consenta di ultimare gli studi; inoltre per i neo maggiorenni dovrebbe essere predisposta a Palermo una struttura cuscinetto per ospitare i neo maggiorenni d’età compresa tra 18/21 anni con percorso formativo avviato per garantirne la permanenza a Palermo.

Mediazione impossibile
A prescindere le promesse della prefettura, continueremmo ad osservare a monitorare la situazione assieme ai nostri amici e soci nei centri di accoglienza stessi. Ci pare evidente il pericolo che la chiusura tanto voluta dei centri più isolati, e la garanzia di posti più piccoli e quindi operativi, possa non rappresentare un passo in avanti in senso sostanziale della qualità dell’accoglienza. Un segno che alimenta questo sospetto è purtroppo già contenuto nel bando.

Il bando è diviso in due parte, una per Palermo città (poco meno di quattro milione euro) e per la provincia (poco più di quindici milioni). A Palermo si prevedono strutture che ospiteranno fra 6 e 50 persone; per la provincia, fra 20 e 80. Le offerte saranno giudicate sulla base, ovviamente, del valore economico. Se si vuole capire come funziona il margine di profitto, si può leggere chiaramente che il numero di operatori per un centro che ospita fra 6 e 20 persone rimane lo stesso (3 in tutto) ed anche per un centro che ospite fra 21 persone e 40 persone (4 in tutto). Tre operatori (inclusi amministrativi) per sei persone ci sembra sufficiente. Lo stesso numero per 20 persone molto meno, sopratutto visto che le strutture dovrebbero fornire un “servizio di mediazione linguistico-culturale organizzato in modo da garantire la copertura delle lingue parlate dagli ospiti presenti nel centro, al fine di consentire la costante possibilità di comunicazione con gli stessi.” Tale servizio è chiaramente impossibile con gli orari previsti: 18 ore a settimana per una ventina di persone, quindi meno di un ora di mediazione ciascuno ogni settimana.
La chiusura dei centri a Piano Torre e Romitello?
Fra i centri che conosciamo, quelli a Piano Torre (Isnello) e Romitello (Borgetto) registrano le situazioni più gravi ai livelli materiali, psicologici e di repressione. Per questo motivo aspettiamo di capire come si concretizzeranno le parole del funzionario della Prefettura che ci ha informato dei nuovi requisiti previsti nel bando – ad esempio l’ubicazione necessariamente vicina ad un centro abitato – come una rassicurazione a fronte delle nostre denunce.
Dalle parole del vicario del Prefetto immaginiamo un sistema che voglia mettere almeno un passo fuori dall’emergenza, passando da pochi grandi centri ad oltre una ventina di centri più piccoli e gestibili.

Le parole della prefettura corrispondono a quelle della responsabile del CAS di Piano Torre, che ha detto pubblicamente tre settimana fa che il centro “andrebbe chiuso”, visto che rappresenta una pentola a pressione. Siamo d’accordo non da ultimo perché vediamo l’esito di questa pressione ogni settimana, nella disperazione dei nostri amici che sono stati buttati fuori dal CAS di Piano Torre quattro mesi fa.

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