Provo a sintetizzare i fatti straordinari di sabato, anche se non è facile… 

I 177 sono sbarcati. Prima i 27 minori, poi 13 persone con sospetta TBC, in ambulanza. Infine, ieri in tarda serata, è giunta la notizia dell’autorizzazione allo sbarco delle altre 137 persone. La fuga e la resistenza di 177 tra donne e uomini, insieme alla solidarietà degli attivisti e degli operatori umanitari, ha portato la politica italiana all’ennesima crisi.

I migranti sono stati detenuti a bordo della nave Diciotti della Guardia costiera per 10 giorni, cinque dei quali nel porto di Catania. L’imbarcazione li aveva recuperati in acque internazionali ma all’interno della ‘zona di ricerca e soccorso’ maltese. Il porto europeo più vicino, tuttavia, era quello di Lampedusa. La nave si è diretta verso l’isola ma si è vista negare l’autorizzazione allo sbarco da parte del governo italiano, che insisteva affinché fosse Malta ad accogliere i passeggeri. Malta ha reagito affermando che le sue responsabilità si concludevano con l’identificazione di un porto sicuro e il coordinamento dei soccorsi. La Diciotti si è poi diretta a Catania per uno scalo tecnico (sotto gli ordini del Ministero dei Trasporti), dove è rimasta bloccata per cinque giorni dato che le autorità — sotto il comando diretto del Ministro degli Interni Salvini — si rifiutavano di autorizzare lo sbarco delle 177 persone.

La scorsa settimana, tutte le componenti della società civile, compresi diversi partiti politici, si sono mosse per costringere il governo ad autorizzare lo sbarco: il Partito Democratico, i sindacati, la sinistra extra-parlamentare, la Chiesa, e persino alcune fette importanti del centrodestra (inclusa l’incredibile dichiarazione di Micciché in Sicilia, che ha dichiarato: “Salvini, non sei razzista, sei solo stronzo”). Venerdì scorso, i passeggeri — quasi tutti eritrei — hanno dichiarato la loro intenzione di cominciare uno sciopero della fame, malgrado il lungo periodo di malnutrizione trascorso in Libia, in mare, al porto: un ultimo, disperato, atto di resistenza da parte di più di cento persone che sono già sfuggite a una dittatura autoritaria e violenta (ricordiamo comunque che in passato gli eritrei hanno indetto più volte lo sciopero della fame, spesso a Lampedusa — specie alla fine del 2015 con l’introduzione del sistema hotspot, per rifiuto di fornire le proprie impronte digitali in Italia).

Sabato, si è giunti a un punto critico. Al porto è stata indetta una protesta che mettesse insieme gruppi di attivisti e partiti politici di tutta la Sicilia. Erano presenti un migliaio di persone, forse di più (“3.000”, secondo le stime ufficiali…). Da Palermo eravamo un centinaio, gruppi sparsi in macchine varie, senza nessuna organizzazione centrale, solo persone che si dirigevano in massa verso il porto di Catania rispondendo individualmente a questa richiesta di mobilitazione. È stata una protesta sincera, l’espressione della rabbia che proviamo di fronte a questo governo, alle dichiarazioni assurde, ridicole e disumane di Salvini e alla disumanità che sta fomentando in tantissime persone. Detta semplicemente, qualche anno fa era normale che un giovane al bar o all’ingresso della scuola dicesse: “Siamo un paese accogliente, qui i rifugiati sono i benvenuti, poverini”, mentre adesso la stessa persona vi dirà: “Sono troppi, fateli annegare”. E alla loro testa c’è Salvini che va blaterando slogan del tipo: “Vengano ad arrestarmi”, o “Mi assumo, da solo, la responsabilità storica e morale di quello che sta succedendo”. Quando gli eritrei hanno annunciato lo sciopero della fame, Salvini ha twittato una foto in cui affonda i denti in un panino, commentando quanti italiani siano poveri e affamati.

C’è stata una manifestazione al porto, accanto al molo che portava alla nave della Guardia costiera con il suo carico umano, che però era in fondo, probabilmente troppo perché i passeggeri potessero vedere o sentire qualcosa. Contemporaneamente, i migranti con la TBC e alcune donne sono stati sbarcati. Alla fine dei discorsi — incluso uno eccellente fatto da un mediatore di MSF proveniente dall’Africa occidentale, sulle responsabilità dell’Europa per il suo passato coloniale in Africa — ci siamo trasferiti tutti su un altro molo, dall’altra parte del porto ma più vicino alla Diciotti, che a quel punto si trovava proprio di fronte a noi. Da lì abbiamo potuto applaudire ed esultare, abbiamo acceso delle lanterne di carta e lanciato dei fuochi d’artificio, abbiamo cantato ‘freedom’, libertà, حرية, ሓርነት. Sapevamo da alcune persone a bordo che i passeggeri ci sentivano e che apprezzavano la nostra solidarietà (la scorsa settimana c’era stata una serie di proteste più contenute, non solo da parte di attivisti antirazzisti impegnati a Catania, ma anche da parte di alcuni gruppi di destra).

Ce ne siamo stati lì per un po’, la protesta sembrava per concludersi quando in pochissimo tempo sono successe due cose. In teoria, la manifestazione doveva chiudersi con un concerto, ma la polizia, in assetto antisommossa, ha occupato lo spazio in prossimità del primo molo, formando un cordone per impedire a chiunque di dirigersi dalla banchina verso la nave della Guardia costiera. Tra la fila di poliziotti e alcuni gruppi formati principalmente da attivisti locali è iniziato un acceso confronto, per via della dichiarata intenzione di provare ad avvicinarsi alla nave. Durante lo scontro, in cui c’è stato un leggero contatto fisico, un poliziotto ha perso la testa e iniziato a caricare la folla, manganellando diversi studenti. È stato un attacco ingiustificato, e nel video si vede abbastanza chiaramente che persino i suoi colleghi gli sono corsi dietro riportandolo a forza nelle retrovie, ben consapevoli della cazzata che aveva fatto. Tre persone sono state portate all’ospedale, tra cui due che hanno riportato ferite alla testa. La madre di una ragazzina era giusto accanto a lei mentre veniva presa a colpi di manganello; aveva le mani coperte di sangue ed era cieca di rabbia.

Ad ogni modo, mentre al primo molo si scatenava il caos, al secondo molo un gruppo di attivisti si è spogliato e tuffato in acqua, attraversando a nuoto il porto per raggiungere la nave. Queste otto persone sono arrivate alla nave, eludendo i motoscafi di Polizia e Guardia di Finanza, e riuscendo persino ad attirare l’attenzione dei passeggeri detenuti a bordo. In seguito, la maggior parte della folla è riuscita a raggiungere il secondo molo per fare il tifo per loro. Mentre ci facevamo strada, è arrivata la notizia che Salvini è ufficialmente indagato per sequestro di persona, arresto illegale e abuso di ufficio (su questo ci ritornerò dopo). Le persone in acqua alla fine sono riuscite ad allontanarsi dalla nave, e alcuni altri manifestanti hanno iniziato a spogliarsi e a tuffarsi in acqua anche loro. In tutta questa confusione, però, è arrivato un altro annuncio: era stato autorizzato lo sbarco di tutti i passeggeri!

Le persone che si erano tuffate sono andate al primo molo, dove una folla in attesa le ha tirate fuori dall’acqua, formando un cordone intorno a loro per impedire alla polizia di arrestarle. Sono stati accolti dalla notizia della vittoria, una vittoria ottenuta da una resistenza congiunta sulla terra ferma e in mare. L’accordo che sarebbe stato raggiunto per lo sbarco della Diciotti la dice lunga sulla situazione attuale: 20 persone in Albania, 20 in Irlanda, mentre le altre cento o giù di lì saranno accolte dalla CEI. Il contributo irlandese lo si deve quasi sicuramente al fatto che il Papa negli ultimi giorni si è recato in visita ufficiale in Irlanda. L’importanza della sinistra cattolica in questa lotta non deve essere sottovalutata: nelle prime ore della giornata si era sparsa la voce che i vescovi italiani stessero discutendo l’opzione di venire in massa al porto di Catania per accogliere i passeggeri della Diciotti. Le gerarchie cattoliche, e le congregazioni che si trascinano dietro, sono forse la principale minaccia al tentativo di Salvini di guadagnare maggiore potere in Italia.

Il contributo albanese, tuttavia, è un fatto nuovo — un accordo sui migranti con un paese che non è membro dell’UE, un chiaro segnale di buona volontà da parte di un alleato debole ma tra i più vecchi dell’Italia, ma anche l’espressione di una minaccia agli stati membri dellUE da parte del governo italiano, che è pronto a stringere accordi anche al di fuori dell’Unione se non vince al tavolo dei negoziati. Questo è un dato importante nella misura in cui esprime la vera battaglia che si combatte sulle spalle del proletariato africano: lo scontro tra Italia e UE in vista dell’approvazione del prossimo bilancio, in cui il governo dovrà o operare enormi tagli alla spesa e aumentare l’IVA o lasciare l’Unione. Con tutta probabilità, Salvini e Di Maio (sempre che la coalizione tenga fino ad allora) cercheranno di rinegoziare il debito italiano e i loro obblighi. Ma se vengono seguiti gli esempi di Grecia e Regno Unito, i loro tentativi non daranno molti frutti.

E adesso? Salvini — Ministro dell’Interno e autoproclamatosi capo dello stato (nella misura in cui agisce come se lo fosse) — è adesso sotto inchiesta penale per sequestro di persona, arresto illegale e abuso di ufficio. Affinché si proceda con le indagini, il Senato dovrà approvarle (si tratta di una procedura estremamente laboriosa, tramite cui Berlusconi fu protetto per anni dalla sua maggioranza parlamentare). La Lega si opporrà sicuramente al voto. Rimane la questione del suo alleato di coalizione, il Movimento 5 Stelle, che per anni ha fatto campagna contro la corruzione, l’abuso di ufficio, e che ha chiesto spesso le dimissioni dei ministri. Ma ovviamente, adesso che sono al potere, tutto cambia: questa mattina il leader del partito, Di Maio, ha affermato che Salvini non ha trasgredito il codice etico né del governo né del partito pentastellato. Questa dimostrazione di ipocrisia non soltanto è vergognosa, ma più semplicemente è un altro autogol del partito.

È tutto molto instabile. Forse il piano di Salvini era quello di farsi indagare e fare la parte della vittima fin dall’inizio, aumentando così le proprie percentuali di voto. Forse si è spinto troppo oltre, e non ha contato sulla forza della Chiesa, né tantomeno sulla persistenza della sinistra che stava tenendo tutti i riflettori puntati sul caso Diciotti. Forse sta andando tutto secondo i piani, la coalizione si scioglierà, il voto dei 5 Stelle verrà spazzato via, e alle prossime elezioni Salvini conquisterà una chiara maggioranza. Ma per adesso, i 177 passeggeri possono sbarcare, insieme all’equipaggio e agli operatori umanitari che sono stati con loro in queste due settimane. Ci saranno altri salvataggi e altri sbarchi, altri ostaggi, stalli e rinvii a giudizio. Altri giubbotti di salvataggio e altre ambulanze. A prescindere da chi rimarrà al governo o lo sostituirà, si sta aprendo una fase tutta nuova, in cui i porti italiani sono chiusi, l’Europa è il nemico, e all’interno della popolazione italiana si è dato libero corso a un bieco razzismo.

Per concludere, soltanto le parole di una compagna catanese, in piedi sul molo a guardare la Diciotti. Quando qualcuno gli ha chiesto: “Sono bravi nuotatori, vero?”, lei ha risposto: “Sono bravi militanti, ecco cosa sono!

Tradotto dall’inglese da Giulia Calandra.
Foto di Naomi Morello

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