Un mese fa è morta H., una donna di quarant’anni conosciuta da tante persone del quartiere dell’Albergheria. Ci piacerebbe raccontare di più della sua vita, ma in realtà non la conoscevamo bene; conosciamo invece gente che le era stata amica. Scriviamo queste parole perché non vogliamo che la sua morte passi inosservata, in un silenzio che ha il sapore dell’indifferenza e non del rispetto. La scomparsa di uno dei membri della nostra comunità rappresenta una perdita per tutti e tutte, e con queste modalità anche un’ennesima sconfitta.

H., lo sappiamo da chi l’aveva conosciuta, era scappata dalla guerra civile in Ciad all’Italia più di 15 anni fa. Dopo il suo arrivo, era riuscita a inserirsi nel contesto cittadino, lavorando nei bar e pub del quartiere di Ballarò e anche prendendo parte alla formazione delle comunità africane nel centro storico. Purtroppo, aveva poi cominciato a fare uso di sostanze, iniziando una dipendenza che ha fatto sprofondare alcuni anni della sua vita in un limbo grigio in cui tante, troppe persone della nostra città si sono ritrovate e si trovano ogni giorno. Sempre sprovvista di documenti, un paio di volte è stata portata nei centri di reclusione, la più recente nel febbraio di quest’anno. Probabilmente ha passato la quarantena a Roma e agli inizi di giugno è tornata a Palermo, finalmente libera dalla dipendenza che le aveva distrutto la vita.

Non sappiamo quello che è successo in seguito al suo ritorno, sappiamo solo che dopo poche settimane è tornata nei vicoli del nostro quartiere e di nuovo in quella dipendenza che aveva segnato la sua vita fino a qualche mese prima.

H. è morta il 24 giugno e le circostanze della sua morte non sono ancora certe: in quel quartiere che vede tutto, sa tutto ma spesso non ha il giusto supporto, si è parlato di overdose, di una partita di crack tagliata male, di una aggressione. Anche dopo la sua morte la sua invisibilità ha causato nuovi problemi, ad esempio per il suo stesso riconoscimento. Noi vorremmo che fosse ricordata meglio, con più affetto e speriamo che sia rispettata con una sepoltura dignitosa.

La sua morte ci costringe ancora una volta ad interrogarci sulla salute della nostra città. In realtà anche fare una passeggiata, ad ogni ora del giorno e della notte, fa emergere molti interrogativi e anche tanta rabbia. Anche frustrazione, perché la triste verità è che non è facile intervenire in questo contesto. H. è morta a pochi passi dal nostro circolo, in uno dei vicoli di Palermo che in questo periodo vedono un aumento del disagio, della violenza e sì, anche dello sfruttamento, con particolare accanimento sulle donne. Il fatto che spesso queste problematiche vengano ridotte a questioni di decoro urbano e di sicurezza pubblica ci sconvolge e ci rattrista.

Le persone dipendenti tendiamo a conoscerle come persone con diversi tipi di problemi, problemi che spesso nascono da una condizione sociale e legale molto marginale e precaria. Non accettiamo che vengano considerate soltanto come persone che creano problemi in quanto corpi non decorosi, buttati per terra e simbolo dell’abbandono, del pericolo. Invece sono persone con storie molto complesse, che hanno bisogno di un supporto professionale, continuativo nel tempo e che avrebbero dunque bisogno della mano tesa di tutta la comunità e soprattutto di quelle istituzioni che non compaiono mai in questa storia ma che non ci sentiamo di assolvere per questa dimenticanza.

Proprio per questi motivi cercheremo di seguire le indagini sulla morte di H. e di continuare a raccogliere testimonianze sulla sua vita.

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