Respinti differiti

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    In seguito all’introduzione del Sistema Hotspot 1, la mancanza di un quadro normativo di
    diritto interno ha comportato l’applicazione, da parte delle questure e delle relative forze di polizia, di nuove prassi volte a identificare le persone sbarcate in quanto “migranti economici” o “rifugiati”. In alcuni casi (Oxfam nel suo rapporto ne stima circa 1426 solo per la Questura di Agrigento) alle persone appena arrivate è stato notificato, immediatamente
    dopo l’identificazione, un decreto di respingimento differito con foglio di via, recante l’ingiunzione a lasciare il paese entro sette giorni, con mezzi propri, dall’Aeroporto di Roma Fiumicino. A parte l’evidente impossibilità dei soggetti a dare seguito a quest’ordine, questi decreti ledono la possibilità di fare domanda di protezione internazionale sulla base di una categorizzazione in quanto “migrante economico” effettuata sommariamente dalle forze di Polizia dopo lo sbarco. Secondo la legge italiana, la Polizia non può determinare in nessun caso chi necessita o meno di protezione internazionale ma deve limitarsi alla ricezione delle richieste di asilo da parte dei migranti alla frontiera.
    Ci siamo quindi adoperati, in quanto volontari del Porco Rosso, ad assistere le vittime di questi procedimenti ed ad accompagnarli nella comprensione dei loro diritti, al fine di garantire loro l’accesso al diritto di protezione internazionale.
    Abbiamo così aiutato circa 70 persone a cui era stato notificato un procedimento di respingimento differito a fare ricorso contro questo atto illecito, a trovare una sistemazione provvisoria presso la Missione di Speranza e Carità di via dei Decollati, a fare domanda di protezione internazionale e ad essere inseriti in un percorso di accoglienza presso di CAS.

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