Due mesi fa le saracinesche del Porco Rosso si sono abbassate, ma il nostro impegno nel territorio non è diminuito e le attività del nostro Sportello Sans-Papiers non sono mai cessate. Condividiamo qui qualche riflessione – basata sulla nostra esperienza – sull’accesso al sussidio alimentare del Comune di Palermo, il suo andamento e le nostre azioni a riguardo.

Dal momento che le scadenze e quindi anche le pratiche legate ai rinnovi dei permessi di soggiorno sono sospese, in un primo momento ci siamo concentrati nel comunicare in maniera comprensibile (orale e multilingue) i contenuti dei diversi decreti e quindi banalmente quello che era consentito fare o meno nel corso delle settimane. Nel giro di poco tempo ci siamo trovati a comunicare la possibilità, per chi era costretto a rimanere a casa senza lavorare e percepire stipendio, di richiedere un sussidio alimentare al Comune tramite la Centrale Unica di distribuzione alimentare. La divulgazione delle informazioni contenute nelle delibere comunali sarebbero state altrimenti lasciate al caso: ad una scadente connessione internet, ad ambigui patronati o al passaparola.

Ad oggi siamo arrivati a seguire circa 130 richieste per l’accesso al sussidio alimentare (cioè i buoni spesa caricati sulla tessera sanitaria), che comprendono nuclei familiari e individui singoli. Come altre associazioni territoriali, per la maggior parte di queste persone abbiamo compilato noi la richiesta sul portale della protezione civile e monitorato lo stato. Un compito necessario perché molti degli utenti in stato di estrema necessità, non avevano la competenza, anche solo linguistica, per effettuare la richiesta online e neanche i soldi per il traffico dati sul cellulare. Di fatto, la procedura per l’accesso al sussidio alimentare del Comune di Palermo non era tarata per loro.

Nonostante i fondi stanziati per evitare che la crisi sanitaria diventasse una crisi sociale, i considerevoli ritardi da parte degli uffici comunali nell’esaminare le domande hanno aggravato  la situazione. Questo ci ha portato a reinventarci ed organizzare, con il coinvolgimento di tanti nuovi volontari, la distribuzione di generi alimentari. Di fatti, le persone con cui siamo in contatto, molte delle quali seguivamo già prima di questa emergenza, non avevano letteralmente cosa mettere in tavola. Abbiamo fatto queste distribuzioni beneficiando delle risorse derivanti da raccolte fondi di altre realtà che abbiamo appoggiato e con cui lavoriamo in rete, come il Forum Antirazzista di Palermo che ha effettuato una raccolta fondi a favore di ARCI Ikenga che abbiamo sostenuto. Successivamente, ci siamo appoggiati alle risorse donate da Caritas, Banco Alimentare e infine Santa Chiara – queste ultime attivate con i fondi comunali a seguito della delibera del 4 aprile, in cui quasi un milione di euro sono stati stanziati per l’aiuto diretto di questo tipo).

Per dare dei riferimenti concreti, nella terza settimana di aprile: il bonus spesa era arrivato solamente a 3 dei nostri utenti; 25 potevano effettuare il secondo step ma non è mai arrivata la convocazione nè a noi tramite mail, nè a loro tramite sms, e abbiamo dovuto fare noi un controllo sul portale tramite l’inserimento dei codici fiscali; 35 non potevano fare richiesta sul portale dal momento che non hanno residenza anagrafica e carta di identità. Ad oggi, 8 maggio 2020, il bonus spesa è arrivato invece a 22 persone seguite da noi, e le richieste che non possono essere avanzate per le motivazioni qui evidenziate sono in totale 45.

Inoltre, le persone escluse dalla richiesta del sussidio sono state segnalate da noi ai servizi di emergenza sociale dell’Assessorato alla Cittadinanza Solidale, come indicato dall’assessorato stesso. Tuttavia  ad oggi, le uniche persone con cui sono entrate in contatto sono i nostri operatori e mediatori volontari, quindi ci chiediamo: per tutte le altre persone che sono state di fatto escluse dall’iscrizione al portale perchè in mancanza di requisiti di residenza e che non erano in contatto con noi o altre associazioni territoriali, cosa è successo? Dovremmo pensare che sono state automaticamente escluse, di fatto da un loro diritto.

In questa fase, inoltre, abbiamo agito in rete con Sos Ballarò e le altre associazioni del territorio, provando a non portare avanti una logica assistenzialista, ma mettendo a conoscenza le persone dei loro diritti e dell’esistenza di un determinato sussidio statale. Per quanto riguarda le distribuzioni, sin dall’inizio non abbiamo voluto supplire al colpevole  ritardo dello stato, ma abbiamo agito secondo coscienza per non lasciare indietro nessuno.

Da anni il nostro sportello è  un punto di riferimento per delle persone che non hanno molti altri contatti sul territorio, e cerca di portare avanti, quotidianamente, un ideale condiviso di comunità. Di conseguenza, sappiamo che dietro la dietro la richiesta n°x c’è una madre con le sue due bambine piccole, arrivata a febbraio, che ci chiama non solo per il sussidio, ma anche perché i muri della casa che aveva temporaneamente preso in affitto si stanno totalmente ricoprendo di “hongos” (che impariamo così essere i funghi, la muffa). Dietro la richiesta n°y c’è una badante che lavora senza contratto per i ritardi della questura che non le ha ancora fissato l’appuntamento per il rilascio del permesso di soggiorno e che ci chiama per capire come fare a recarsi sul posto di lavoro. Dietro la richiesta n°z c’è un lavoratore stagionale che ci rassicura: “sorella non ti preoccupare, tanto il cibo scarseggiava anche prima”.

Come ha sottolineato ASGI, il Comune di Palermo, in merito alla richiesta del sussidio alimentare da parte dei cittadini stranieri, non ha messo limiti di sorta (a differenza ad esempio del Comune di Ventimiglia), indicando che gli aiuti erano destinati a tutti, indistintamente dal possesso o meno del permesso di soggiorno e documenti di identità. Tuttavia, come troppo spesso accade, il problema sta nell’accesso a un determinato diritto.

Si veda come, nel corso dei “lotti”, ovvero delle finestre in cui è possibile presentare domanda, siano andati cambiando i requisiti di accesso, uno spettro graduale di accesso invece che una vera apertura. Prima a poter presentare domanda era solamente il “capofamiglia”, ovvero l’intestatario della scheda anagrafica di famiglia, che il più delle volte risulta essere l’uomo, almeno nel nostro Comune. Nel lotto successivo questa clausola, discriminatoria e del tutto priva di tutele nei confronti delle donne e delle madri, è stata cambiata. La settimana successiva è stato esteso l’accesso, oltre che a molte donne non intestatarie, anche alle persone che pur avendo la residenza a Palermo, non erano in possesso della carta di identità.

Nell’ultimo lotto, a seguito della delibera del 4 maggio, il diritto del sussidio alimentare è stato riconosciuto anche ai domiciliatari privi della residenza a Palermo, in una finestra di soli 4 giorni: una tempistica che crea una sorta di gara per un diritto. Ricordiamo che il problema del possesso della residenza anagrafica nel Comune di Palermo è un problema che riguarda anche tantissimi cittadini italiani e non solo i cittadini stranieri. Le persone che sono state scartate e che rientravano in queste categorie, sono state informate delle aperture progressive?

Nonostante le modifiche apportate dagli uffici comunali dimostrino un ascolto delle realtà territoriali, ribadiamo che per pensare ad un intervento che arrivi a tutti, senza creare aventi diritto di serie A e di serie B, si deve riflettere sin dall’inizio sul sistema burocratico messo in piedi e lavorare in rete con chi ha reale contezza delle realtà territoriali. Le istituzioni devono capire fino in fondo quanto gli aspetti burocratici possano avere un impatto così invasivo e discriminatorio nella vita delle persone. Persone che ieri, oggi e domani avrebbero bisogno chi di una presa in carico vera e propria, chi di un sostegno dispiegato in vari ambiti della vita sociale, tra cui istruzione, formazione, lavoro, e non solo per il sussidio alimentare in tempi di covid.

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