I centri di accoglienza straordinaria (CAS) sono stati istituiti due anni fa con lo scopo di sopperire alla mancanza di posti nelle strutture ordinarie di accoglienza. È la Prefettura che concede la gestione ad un dato ente per assegnamento diretto o, più raramente, con gara d’appalto, tuttavia la logica emergenziale con la quale questi centri sono stati concepiti dà luogo ad un processo affidatario poco trasparente: non esiste un elenco pubblico di queste strutture, della loro ubicazione, e delle cooperative che le gestiscono. Spesso si tratta di alberghi in disuso, lontani da ogni centro abitato. Per loro stessa natura, la permanenza in questi centri dovrebbe essere temporanea, il tempo necessario al trasferimento del richiedente asilo nelle strutture di seconda accoglienza. Tuttavia questo non avviene e si può affermare che oggi la permanenza nei CAS costituisce la modalità ordinaria di accoglienza. Per farsi un’idea, attualmente in Italia i CAS sono 3.090, a fronte di 430 Sprar. Di questi, 9 sono situati nella Provincia di Palermo.

Perché monitorare i CAS? Il territorio siciliano in questi anni è sempre più costellato di questi centri. Strutture alberghiere dislocate e in disuso, frutto della speculazione edilizia degli anni ’80, si trasformano in centri di accoglienza all’interno del quale i servizi non vengono erogati, il personale è misero o non qualificato, i gestori sono ex-ristoratori, impreparati ad approcciarsi ad un fenomeno complesso come quello migratorio. È necessario fare luce su ciò che succede all’interno di questi centri che sorgono nella nostra provincia, per vederci chiaro sulla gestione dei fondi pubblici e per assicurare ad ogni richiedente asilo un’accoglienza rispettosa di quei diritti previsti dalla legge. Molte delle persone che si sono rivolte allo sportello del Porco Rosso e che risiedevano nei locali di Via Decollati di Biagio Conte, hanno portato avanti per mesi una battaglia per il diritto all’accoglienza prima di essere inseriti in quattro dei vari CAS (Centro d’Accoglienza Straordinaria) della provincia di Palermo. Attraverso le loro e altre testimonianze è stato possibile venire a conoscenza delle condizioni degradanti in cui si è costretti a vivere all’interno di questi centri. Nella sola provincia di Palermo ci sono 9 CAS, ne abbiamo monitorato 4 in maniera continuativa e mai occasionale.

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