Tratto da Palermograd

Ho già scritto sui fatti di Macerata per la rivista statunitense Jacobin qui. In breve: un suprematista bianco, un fascista, ha sparato a dei cittadini dell’Africa occidentale per le strade della cittadina marchigiana, mandando sei persone all’ospedale. La reazione della stampa e dei politici, in generale, è consistita nel fare un grande passo a destra: le dichiarazioni con cui i partiti hanno “preso le distanze” dall’azione criminale erano infatti sempre combinate con una qualche affermazione sulla presunta inevitabilità del conflitto sociale nel contesto della recente ondata migratoria dalla Libia. Il periodo pre-elettorale è stato infatti totalmente dominato dal dibattito sull’immigrazione, e neanche una sparatoria razzista è sfuggita al processo di strumentalizzazione volto a spostare il discorso pubblico ancora di più verso la xenofobia anziché lontano da essa.

Oltretutto, le ultime due settimane hanno visto una serie di vicende che hanno spostato il discorso della sinistra dal piano dell’antirazzismo a quello dell’antifascismo.  Nel periodo successivo alla sparatoria, un’ampia gamma di associazioni della cosiddetta società civile ha convocato una manifestazione proprio a Macerata. Ma le amministrazioni locali hanno chiesto uno stop a tutte le manifestazioni e presidi, sia fascisti che antifascisti, a Macerata e altrove. All’inizio tutti i gruppi hanno ceduto. Questure, prefetture e ministero dell’interno hanno litigato fra di loro sul giusto modo di vietare le manifestazioni, mentre dal basso è stato sollevato un putiferio (il mio circolo Arci incluso). Alla fine, la manifestazione di Macerata è andata avanti, parallelamente a varie iniziative in tutta Italia. Qui a Palermo abbiamo organizzato una manifestazione con qualche centinaio di persone, insieme con i sindacati, il comitato Pride, i partiti di sinistra, il sindaco centrista e associazioni varie. Un fronte unitario, si può dire. Poi gli autonomi della rete ‘InfoAut’ ci hanno duramente criticato per il fatto che non siamo andati a contrastare il presidio di una decina di fascisti lì vicino. Le stesse tensioni hanno innescato litigi in tutto il paese e in modo spettacolare a Piacenza, dove uno spezzone di autonomi si è separato dalla manifestazione dirigendosi verso la nuova sede di Casa Pound. Non hanno raggiunto la struttura, scontrandosi invece con la polizia. Ne è venuto fuori un video in cui un poliziotto, a terra, viene picchiato. Gli autonomi hanno girato il video, dicendo che questo era l’unico vero antifascismo. Dopo un paio di giorni di silenzio, si è scatenato l’inferno in seguito alla notizia che il dirigente provinciale di Forza Nuova a Palermo è stato legato “come una capra” e picchiato per strada. È spuntato un altro video. Tutto questo in vista di un comizio del leader nazionale di Forza Nuova previsto per  sabato 24 febbraio: una tappa nel suo tour nazionale.

Diverse abitazioni degli autonomi sono state perquisite e due persone fermate. Dietrologie a tutto spiano si sono susseguite per qualche giorno. Chi ha davvero picchiato il fascista? In ogni caso Berlusconi ha già detto che “il fascismo è morto e sepolto… Mentre invece c’è questo movimento dell’antifascismo… è un movimento pericoloso che viene dai centri sociali ed ha un programma di iniziative inaccettabile”. Alla fine, dopo manovre e negoziazioni infinite, c’è stata una grande, unitaria manifestazione antifascista a Palermo sabato 24, in cui hanno sfilato ben oltre mille persone. I presìdi fascisti sebbene autorizzati non sono andati avanti, probabilmente per mancanza di gente. Casa Pound ha presentato il suo programma elettorale a porte chiuse. Gli autonomi hanno festeggiato la copertura politica che ritengono di avere ottenuto dalla manifestazione sollevando in alto dei rotoli di nastro adesivo e alludendo così al modo in cui il dirigente di Forza Nuova è stato legato. Il nostro circolo Arci [Porco Rosso, ndr] invece ha sfilato sotto un grande striscione: “Meglio porco che fascista”.

Il terreno post-elettorale è già in via di formazione. Qualche pensiero sull’immediato futuro della politica migratoria e antirazzista.

Primo, l’esperienza elettorale di Potere al Popolo ci ha già dimostrato che non c’è ancora una nuova generazione della sinistra pronta per andare al potere. Ci sono delle eccezioni, come quella napoletana; ma a livello nazionale la sinistra estrema è ancora dominata dai vecchi vertici di Rifondazione e da quei settori del movimento di Genova che sono entrati nelle istituzioni. I centri sociali e il movimento studentesco non hanno formato un fronte elettorale efficace: non ancora, perlomeno. Il fallimento della legge sullo Ius Soli significa che l’elettorato rimane (non-rappresentativamente) bianco, ragion per cui i migranti non hanno ancora la possibilità di essere più che una pedina di scambio nel gioco politico. Il Movimento Cinque Stelle continua a trascinarsi dietro tantissimi attivisti locali che altrimenti potrebbero essere parte di un progetto autentico della sinistra.

Secondo, lo spettacolo politico che in Italia andava per la maggiore – Razzismo contro Antirazzismo – è scivolato sul terreno più comodo e familiare di Fascismo contro Antifascismo. Lo vedo come uno spostamento regressivo e dannoso. Gran parte della sinistra – una sezione del movimento dei centri sociali inclusa – non vede davvero la lotta antirazzista come un principio di base, ma semplicemente come un altro “valore” da aggiungere all’ elenco, una credenziale in più anziché un vero e proprio modo di impostare e praticare la politica.
(Un esempio: la dichiarazione ridicola degli autonomi palermitani per cui, se gay e neri possono girare senza pericolo per le strade palermitane, bisogna ringraziare la loro attività antifascista. Questa non è solo una affermazione di puro sostituzionismo – i militanti dei centri sociali sono bianchi ed eterosessuali – ma è anche chiaramente falsa: intanto nel senso che Palermo non è poi una città così sicura; poi nel senso che l’organizzazione Pride, quasi l’unica organizzazione LGBT nella città, è molto distante politicamente dagli autonomi; ma ancora di più nel senso che quando un ragazzo nero è stato “sparato” in pieno centro di Palermo nel 2016, gli autonomi si sono fatti notare soprattutto per la loro assenza alle mobilitazioni. Infine, se davvero i fascisti non sono forti a Palermo o nel sud in generale, la causa va forse cercata più nella forza della mafia che in quella dell’ antifascismo militante).

Il risultato netto di quanto sopra consiste nel mettersi alle spalle la solidarietà con i cittadini dall’Africa occidentale re-inquadrando la situazione attuale dentro una serie di coordinate pre-esistenti. Le nostre due manifestazioni hanno dimostrato tale processo chiaramente: una prima manifestazione, in reazione al tentato omicidio di un gruppo di neri, ha visto qualche centinaia di partecipanti; e poi una seconda manifestazione contro la possibilità di una pubblica apparizione fascista ha visto partecipare oltre mille persone. L’effetto è stato di ri-focalizzare il discorso pubblico sulla prassi dei bianchi, sulle cose che facciamo noi, in cui crediamo noi. Un esempio anche troppo facile: quanto spesso sono stati citati i fatti di Macerata, dopo il caso del pestaggio a Palermo? Le manifestazioni di questi giorni non ne hanno più parlato.

Per paragonare la situazione con quella del Regno Unito, potrei dire che nella cultura italiana l’antifascismo si radica nella generazione e nell’esperienza dei partigiani; nella cultura britannica, la nostra lotta antirazzista si radica nella “generazione del Windrush” e nella sua  esperienza sociale e politica. L’equivalente di quest’ultima in Italia non esiste; il nostro compito deve essere quello di creare le condizioni affinché la nuova generazione di migranti dalla rotta libica possa creare delle comunità vere, sia inclusive che autonome, e fare diventare la lotta antirazzista di oggi il fondamento  di una nuova forma di società in Italia, sia per i bianchi che per i neri. Se invece i momenti di conflitto e solidarietà ritornano sempre  e solo sul terreno della Storia dell’Italia Bianca, quel percorso di lotta è precluso.

Terzo e ultimo punto, anche se il centro-destra formerà il nuovo governo in un modo o nell’altro, rispetto alla direzione delle politiche migratorie cambierà poco. I rimpatri di massa sono quasi impossibili. Il costo economico è troppo alto. L’unico esito delle minacce di tal genere sarà una crescente paura da parte della classe operaia nera, un’espansione del suprematismo bianco e infine – effetto materiale dei suddetti elementi – ancora più “irregolarità” per gli immigrati. In questo senso, il centro-destra e il centro-sinistra sono davvero in contrapposizione riguardo alle politiche migratorie: il vecchio strato di “stalinisti” del PD ha ottenuto carcerazione e sofferenza di massa in Libia, quasi bloccando la rotta mediterranea nel silenzio pressoché generale; mentre i fascisti e i loro alleati abbaiano sulla presenza degli africani in Italia proponendo allo stesso tempo delle politiche che accrescerebbero il numero di persone senza documenti nel nostro paese! Cioè mentre la destra silenziosamente ingrosserebbe le fila degli “invisibili”, con la copertura del frastuono sui rimpatri violenti, la sinistra continua a stipare i centri di detenzione all’estero nella speranza che tutto passi (se non in silenzio) in cavalleria. La nostra speranza di poter combattere tutte e due le opzioni si basa sulla formazione di comunità dotate di basi reali, a sua volta unico fondamento possibile per un nuovo movimento antirazzista.

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