La nostra storia e il nostro spazio

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    Il progetto Sans-papiers nasce nel novembre del 2015 quando alcuni volontari del circolo vengono contattati da un gruppo di ragazzi – circa settanta persone provenienti prevalentemente dal Gambia, dal Senegal e da altri stati dell’Africa Sub-sahariana – arrivati a Palermo successivamente al loro sbarco a Lampedusa e indirizzati al Porco Rosso da un operatore dell’UNHCR attivo ad Agrigento. Tante sono state le attività realizzate insieme ai ragazzi a partire dal quel momento e fondamentale in tal senso è stata l’esperienza delle assemblee gambiane, assemblee aperte a tutti e organizzate al fine di accrescere la consapevolezza della comunità locale – tra cui stampa, ong e associazioni – circa la realtà della situazione sociale e politica del Gambia: le sistematiche violazioni dei diritti umani che avvengono nel paese e le ragioni, reali ed estreme, del partire. In occasione delle assemblee, i ragazzi hanno avuto modo di raccontare le loro storie, esprimere le proprie opinioni e di far emergere l’incoerenza delle politiche di accoglienza italiane ed europee, che non solo vietano un diritto fondamentale come l’asilo politico ma sembrano perseguire una voluta clandestinizzazione di vasta parte degli arrivi.
    Dovendo operare in un contesto regolato da procedure non sempre lineari, rallentate da un’endemica lentezza burocratica, più volte ci si è ritrovati a dare supporto paralegale per rendere più chiare le tappe da percorrere per accedere al sistema dell’accoglienza – da cui tante persone risultano estromesse. Per perseguire più approfonditamente questo obbiettivo specifico (accrescere la consapevolezza dei sans-papiers riguardo sistema giuridico italiano in materia di accoglienza e asilo), funzionale all’obiettivo generale del nostro progetto, molti dei sans-papiers sono stati indirizzati alla CLEDU, la Clinica Legale per i Diritti Umani, uno sportello di orientamento e consulenza legale sotto la supervisione di docenti e con la collaborazione di avvocati professionisti. Qui hanno avuto modo di ricevere un’assistenza gratuita in vista della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, attraverso colloqui svolti nella lingua parlata, sia essa inglese, francese o dialetto d’origine (principalmente wolof, mandinka, fula, bambara, djoula), grazie alla mediazione di traduttori volontari, alcuni dei quali sono stati messi in contatto con la clinica tramite il nostro circolo.
    La CLEDU è solo una delle realtà operanti nel quartiere con cui oggi Porco Rosso collabora.
    L’obiettivo a lungo termine è quello di creare una rete organica e mirata che metta in collegamento le associazioni che operano in questo settore in maniera valida, retta ed efficiente. Inoltre, spesso il problema non è legato alla mancanza di enti che garantiscano dei servizi gratuiti, quanto all’effettivo accesso delle fasce vulnerabili a tali servizi. I volontari di Porco Rosso sono intervenuti in questa tappa, dal momento che in alcuni casi questo accesso deve necessariamente essere mediato da quelle relazioni di fiducia che solo un rapporto umano può costruire. La specificità del rapporto che si è andato creando con le persone arrivate a Novembre, ci porta oggi a credere profondamente che instaurare rapporti tra pari, senza beneficiari né benefattori, che vadano a bypassare l’asetticità dei rapporti istituzionali, sia il metodo adatto con cui operare, che possa supplire in parte alle falle del sistema.
    Con tale metodo, che ha garantito l’accesso di molti sans-papiers alle realtà operanti nel territorio, sono stati affrontati sino ad oggi diversi percorsi con esito positivo e con feedback continuo, primo tra questi l’inserimento nei centri di accoglienza avvenuto grazie all’avvio di un lungo dialogo con la Prefettura di Palermo. I gambiani che si erano rivolti al Porco Rosso, insieme a tantissime altre persone provenienti da diversi paesi tra cui Costa D’Avorio, Senegal, Guinea-Bissau e Guinea Conakry, Togo, hanno risieduto per sette mesi presso i locali di Via Decollati faticosamente sorretti dalla onlus di Biagio Conte, prima di essere inseriti in quattro dei vari CAS (Centro d’Accoglienza Straordinaria) della provincia di Palermo. Purtroppo ad oggi non possiamo ritenerci soddisfatti dei risultati ottenuti, dal momento che le condizioni di vita nei CAS, che abbiamo monitorato in maniera continuativa da maggio sino ad oggi, risultano essere problematiche e allarmanti sotto molteplici aspetti.
    Ad ogni modo l’inserimento è avvenuto solamente in seguito alle numerose sollecitazioni alla Prefettura e ad un lungo lavoro di coordinamento per rintracciare e collocare quanti più soggetti possibili. Sono stati i ragazzi stessi a diffondere tra gli altri compagni risiedenti in Via Decollati le informazioni riguardanti la battaglia che stavamo portando avanti insieme per il diritto all’accoglienza, svolgendo un ruolo chiave nella divulgazione delle attività anche tra le persone più difficilmente raggiungibili. Sono stati loro a rendere i compagni rintracciabili, ponendosi da intermediari e da referenti e lavorando fianco a fianco dei volontari dell’Arci.
    Non sempre il dialogo con le istituzioni è stato semplice: nei casi in cui le sollecitazioni sono rimaste inascoltate per mesi, sono state organizzate manifestazioni, mobilitazioni e presidii di fronte la Prefettura volte a mobilitare le coscienze e suscitare l’interesse mediatico. In tal senso, il lavoro svolto dai sans-papiers insieme ai volontari di Porco Rosso nel 2016 è più volte servito a impedire che fossero commesse gravi violazioni di diritti umani e a evitare che molte pratiche (termine da cambiare) finissero inghiottite del tutto da una modalità d’agire impreparata perseguita ancora dalla politica dell’emergenza. Una politica che dà vita a procedure illegali come quelle istituzionalizzate oggi nei centri di identificazione comunemente denominati hotspot e su cui oggi è basato il nostro sistema dell’accoglienza.

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