Nelle ultime settimane abbiamo cercato di sollecitare una risposta dal Comune rispetto al piano per il contrasto alla povertà aggravata dall’emergenza COVID-19. Neanche a dirlo, siamo sulla soglia di una situazione esplosiva, a causa di fattori vecchi e nuovi: la povertà e il disagio che caratterizzano la nostra città da decenni; l’inverno che, puntualmente, ci pone davanti l’esigenza di dare una risposta a tutti coloro che versano in situazioni abitative precarie; la massiccia disoccupazione causata dal lockdown; l’aggravarsi delle condizioni di salute e sociali delle persone con tossicodipendenze.

Il 21 ottobre abbiamo avuto un incontro informale con il Comune nel quale abbiamo condiviso queste preoccupazioni, anche alla luce della vicenda del dormitorio di Biagio Conte.

Il 4 novembre l’Assessore alle politiche sociali, anche su nostra richiesta, ha convocato un incontro con le associazioni del Centro Storico per affrontare il tema dei dormitori e delle misure di sostegno all’emergenza socio sanitaria. Durante questo incontro, l’Assessore ci ha informati della prossima apertura di 2 dormitori nuovi e dell’attivazione e effettivo funzionamento del portale del Comune per richiedere i buoni spesa e il supporto per l’affitto, misure finanziate dai fondi regionali. (VEDI NOTA ALLA FINE)*

Queste informazioni non hanno però trovato riscontro nella nostra attività quotidiana: nelle scorse settimane, abbiamo infatti riscontrato gravi problemi nella procedura per gli ingressi nei dormitori già esistenti. Il portale della Protezione Civile per le misure di sostegno all’emergenza socio sanitaria—seppur attivo da luglio—è tanto complesso da rendere indispensabile l’intermediazione di un CAF; inoltre, segnaliamo che i fondi per i buoni spesa non sono ancora stati versati alle persone che hanno fatto domanda 4 mesi fa. Anzi, ad oggi non sono proprio state processate le lore richieste.

Alla luce di queste difficoltà abbiamo richiesto insieme ad altre associazioni del Centro Storico una mappatura dei servizi e un Vademecum sulle procedure per l’accesso ai servizi che offra un chiarimento sul tema della competenza: vorremmo sapere infatti quali sono gli uffici preposti per presentare (di persona e non solo telematicamente) ed esaminare le domande per i buoni spesa e il sostegno all’affitto.

Nonostante le nostre sollecitazioni, la mappatura dei servizi non è mai arrivata. A seguito della prima riunione emergenziale, un secondo incontro era stato programmato per il 17 novembre, poi rinviato e confermato per il 24 novembre. A quest’ultima riunione hanno partecipato solamente 3 persone: il Presidente della Circoscrizione, una singola rappresentante del Comune, e noi. Le altre associazioni non si sono collegate, forse a causa dei numerosi rinvii. Comunque, anche in questa occasione, alle nostre reiterate domande non hanno seguito risposte adeguate: I dormitori nuovi? Nessuna novità rispetto alla loro attivazione e né alle modalità di accesso. Le difficoltà di accesso ai dormitori, visto la necessità di tamponi? Infondate. I buoni regionali e sostegno all’affitto? Arriveranno presto, hanno assicurato senza però fornire informazioni certe rispetto alle tempistiche.

Abbiamo ribadito nuovamente la necessità di istituire luoghi fisici, uffici, sportelli o altro, in cui le persone possano recarsi per chiedere l’aiuto alimentare. Purtroppo, a causa del pericolo del contagio, ci è stato risposto che non ci sono e non ci saranno.

Eppure, sei mesi fa, durante la prima ondata, il “pericolo del contagio” non ha fermato il Comune dal creare sedi distaccate per la distribuzione dei buoni spesa, appoggiandosi quasi interamente sul terzo settore e sul lavoro volontario dei cittadini. I militanti della nostra associazione, così come di molte altre, hanno fatto il possibile per tenere insieme la nostra comunità e rimanere solidali con le persone più oppresse e sfruttate nel momento del bisogno. Abbiamo criticato duramente il Comune per la sua assenza, un abbandono dei volontari e la creazione di un sistema burocratico distante dalle vite reali e dalle realtà cittadine.

Sei mesi dopo, pare che il Comune—per mancanza di volontà o di capacità—stia ripetendo gli stessi errori.

Desideriamo chiarire la problematicità della situazione con una serie di difficoltà riscontrate dalle persone con cui ci stiamo confrontando:

Il nostro amico Y., laborioso bracciante stagionale, in Italia da 5 anni, analfabeta: a chi può rivolgersi quando finisce la bombola del gas?

Per la nostra amica M., mamma single con una figlia a carico—senza permesso di soggiorno e con poca comprensione della lingua italiana, anche se in Italia da 10 anni—lo Stato sarà presente quando finirà il latte?

Il nostro amico A., vecchio palermitano con vari problemi medici e senza telefono, si trova improvvisamente per strada. Dove può dormire stasera? E se deve fare un tampone prima di entrare, lo può fare oggi stesso?

Il Comune ci sconsiglia di incaricarci dell’apertura di un luogo fisico per aiutare le persone—come il nostro circolo ARCI—ma se, per paura dei contagi fra i dipendenti, non lo farà neanche il Comune, chi lo farà?

L’intermediazione dei CAF e dei patronati è a volte utile, altre rappresenta un fatto critico. Ciononostante, possiamo davvero credere che un singolo CAF possa dotarsi di protocolli, strumenti e strutture consone all’effettuazione dei servizi durante una pandemia e invece un’amministrazione pubblica, con il suo patrimonio di competenze e di spazi, non riesca?

Temiamo e percepiamo che così la divisione fra Stato e cittadini cresca ancor più. Perché si insiste su una contrapposizione tra la salute dei dipendenti pubblici e la garanzia del benessere delle persone? Perché coloro che hanno più necessità vengono ancor più emarginati? 

A fronte di tanta politica che si de-responsabilizza, abbiamo bisogno di prese in carico rispettose e di risposte concrete adeguate alle esigenze delle persone, soprattutto in questo momento pandemico. 

 

*La nostra nota ha suscitato molte reazioni, affrontando il delicato tema della emergenza sociale e l’intervento istituzionale.

Ci preme dire che abbiamo ascoltato con attenzione anche le critiche, e certamente dobbiamo ammettere che la nostra ricostruzioni delle riunioni che sono intercorse fra l’assessorato e le associazioni del centro storico è stata imprecisa. Le riunioni sono state convocate dal Presidente della Circoscrizione e i rinvii non sono una responsabilità dell’Assessore alle Politiche Sociali, come si intendeva dalla nota che quindi rettifichiamo.

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