Sicuramente qualcuno l’avrà notata, quella nave che da 14 giorni era in rada di fronte porto di Palermo – e non era la prima volta, né l’ultima. Da martedì a venerdì scorso sono state fatte scendere le persone trattenute sulla nave quarantena “Allegra” a gruppi di circa cinquanta persone al giorno, tutte chiaramente con tampone negativo. Come di consueto, siamo andati in stazione per incontrare alcune di queste persone e dare supporto sociolegale a chi viene rilasciato sul territorio con un un respingimento in mano, senza nessuna indicazione, e a indirizzarli verso altre strutture (le poche rimaste aperte) dove possano prendere almeno dell’acqua e qualche provvista. Ma a differenza delle altre volte, oltre che per informare e dare supporto siamo andati in stazione principalmente per ascoltare: è una responsabilità di tutti cercare di capire cosa succede su queste navi, a maggior ragione dopo la morte del giovane Abu.

Il primo gruppo di persone che incontriamo, di nazionalità tunisina, racconta di essere stato trattenuto sulla Allegra per 14 giorni, durante i quali le persone a bordo non avrebbero ricevuto nessuna indicazione sul tempo da trascorrere in nave, sui loro diritti, sulle misure di contenimento del covid 19. Gli unici mediatori presenti si limitavano a svolgere azioni basilari come quella di distribuire i pasti – non erano evidentemente autorizzati a svolgere altre mansioni. Non erano chiusi a chiave nelle cabine, ma se provavano a uscire veniva loro ordinato di rientrare. Nessuno del gruppo è stato visitato da un medico: veniva visitato solamente chi aveva dei problemi “gravi” e veniva segnalato dai compagni di stanza. Scesi il giorno successivo al tampone effettuato, è stato ordinato di disporsi in una lunga fila in banchina, al termine della quale trovavano un funzionario dell’Ufficio Immigrazione della questura che faceva firmare loro un foglio di cui sconoscevano assolutamente il contenuto. Inutile dire che neanche in quella occasione hanno ricevuto informativa legale. Eppure sul quel foglio c’è scritto che hanno dichiarato, in presenza di un mediatore, di non voler chiedere protezione internazionale. Ah, e devono lasciare il territorio entro 7 giorni, chiaramente.

Un altro gruppo di persone, sempre tunisine, era sceso dalla Allegra da due giorni insieme ad altri connazionali, in tutto circa 30 persone con foglio di via e 20 con ordine di rimpatrio. Del gruppo che incontriamo, alcune persone sono dirette verso nord, mentre altre rimangono a Palermo perché non hanno soldi per comprare un biglietto e dormono nel giardino antistante la stazione. Ci raccontano che 4 persone avrebbero reagito alla notizia del rimpatrio compiendo gravissimi atti di autolesionismo. Tutti e 4 sono stati portati in ospedale ma non hanno più notizie, stiamo provando a rintracciarli. Da LasciateCIEntrare apprendiamo che i cittadini tunisini con ordine di rimpatrio sono stati portati al Tribunale di Palermo e finita l’udienza, di cui non hanno compreso nulla, sono stati lasciati una notte in una stazione di polizia per essere trasferiti il giorno seguente al CPR di Ponte Galeria, a Roma, dove sono stati sequestrati i loro cellulari. La mattina successiva, senza aver alcun accesso al diritto di difesa e senza aver visto il giudice di pace deputato a convalida di trattenimento, sono stati trasferiti in aeroporto, in attesa di salire su aereo per il rimpatrio.

L’aereo del lunedì, il nostro fine settimana in stazione. La dignità offesa nelle parole di chi arriva e il nostro chiedere scusa per un Stato che non ci rappresenta.

Giulia Gianguzza
Sportello Sans-Papiers

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