Il 15 Marzo 2018 la nave Open Arms ha salvato le vite di più di 200 persone. L’equipaggio ha rifiutato di consegnare i migranti alla cosiddetta Guardia Costiera Libica, sapendo che in Libia il futuro dei migranti sei li avessero riportati indietro sarebbe stato il carcere, la tortura e il rapimento. Per questo atto di umanità e solidarietà, la nave è stata sequestrata al porto di Pozzallo, dove rimane bloccata, e parte dell’equipaggio si trova a dover rispondere della surreale accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In un modo o nell’altro il Governo Italiano, con il sostegno dell’Europa, sta ritirando le navi umanitarie dalle acque internazionali. E con ogni nave che va via o che viene fermata si aggiunge un pezzo del muro micidiale nel Mediterraneo. I migranti che si trovano in Libia sono nostri fratelli e sorelle, mentre le politiche repressive e razziste sono il vero pericolo per la salute e la sicurezza pubblica. Ribadiamo la richiesta per il dissequestro immediato dell’imbarcazione, uno dei pochissimi mezzi ancora disponibili per salvare le vite delle persone che sono state costrette dalla guerra, dalla povertà e dal colonialismo a fare il viaggio migratorio più pericoloso nel mondo. Riccardo Gatti – Comandante, Proactiva Open Arms Anabel Montes – Comandante, Proactiva Open Arms Michele Angioni – Comandante, Proactiva Open Arms Yodit Abraha – Psicologa, mediatrice interculturale Marta Bellingreri – Watch The Med – Alarmphone Fausto Melluso – Arci Palermo Testimonianze sulla situazione in Libia a cura della CLEDU – Clinica Legale per i Diritti Umani dell’Università di Palermo.

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